Antonio Porcellato, SMA
Istituti Missionari e Sinodalita Carisma, Profezia e Testimonianza
Introduzione

Grazie per avermi invitato. Sono molto riconoscente al SEDOS. Grazie a Sr. Mary T Barron, OLA e al P. John Paul Herman, SVD. Mi è stato chiesto di condividere qualcosa della mia esperienza con i laici, concentrandomi sulla testimonianza. Quello che dirò si intreccia strettamente con la mia vita, di cui ora dico qualche tappa fondamentale.
Dagli 11 ai 19 anni sono stato nel Seminario minore della mia diocesi di Treviso. Alla fine della scuola secondaria sono entrato nel Seminario della Società delle Missioni Africane a Genova e sono stato ordinato sacerdote nel 1980. I primi 5 anni li ho passati in Costa d’Avorio, si cui tre nel ministero pastorale della parrocchia di San Pedro.
Poi sono rientrato in Italia e sono entrato nell’ingranaggio dei servizi: 40 anni passati nell’animazione missionaria, nella formazione, e nell’amministrazione sia in Africa (12 anni in Benin, Nigeria e Togo), sia nella provincia Italiana (16 anni), sia alla casa generalizia di Roma (12 anni). Ho appena terminato il mio mandato di Superiore Generale.
Quello che condivido con voi copre più di 50 anni e – come potete immaginare- il contesto del mondo e della Chiesa è cambiato non poco, anzi il cambiamento è in atto e facciamo fatica a rendercene conto. Citando P. Jean Paul nel suo ultimo editoriale sul Bollettino SEDOS, la missione che prima era vista come opera della Chiesa per diffondere il Vangelo è vista oggi come “Missio Dei” missione di Dio in cui la Chiesa partecipa alla sua opera di creazione, salvezza e riconciliazione continuamente in atto.
Nel mio caso, sono passato da una visione della missione che partiva dall’Europa verso il continente africano da evangelizzare, civilizzare e sviluppare, alla visione della Evangelii Gaudium di Papa Francesco, in cui la Chiesa è in uscita in ogni luogo e situazione e noi tutti siamo discepoli e missionari.
Per quanto riguarda il mio Istituto missionari, la Società delle Missioni Africane, il cambiamento si vede soprattutto nella demografia.: quando sono stato ordinato prete nel 1980, esso contava circa mille missionari al 100% europei e americani. Oggi ne conta 750. gli europei sono circa il 40%, gli africani il 50% e gli asiatici il 10%. Ci sono circa 70 missionari europei che lavorano in Africa e 80 africani in missione in Europa e America.
1. Laici Missionari e la mia Vocazione
La mia vocazione missionaria ad gentes è maturata negli anni del seminario minore diocesano di Treviso, anche grazie alla testimonianza di una laica missionaria. Un giorno, avevo allora 16 anni, il professore di religione aveva invitato a parlarci una laica missionaria, Lucia Todeschini di Como, che ci aveva parlato della sua vita in Cameroun in una comunità di lebbrosi. Ricordo che dopo che era uscita il nostro prof aveva chiesto se avevamo dei commenti o delle reazioni e io davanti a tutti avevo detto: voglio partire anch’io. Non ci siamo mai più visti, anche se diversi anni fa, prima che morisse, grazie a degli amici comuni ci siamo scritti. Certamente devo anche lei la vocazione missionaria che poi avrei concretizzato entrando alla SMA.
2. Formazione Comune con Laici Missionari
A 18 anni, nel 1973, andai a un campo scuola alla SMA di Genova. Ricordo bene l’impressione viva lasciata dai primi laici della CLMC partiti in quei giorni per la Costa d’Avorio. L’anno seguente arrivai anch’io a Genova e continuò l’amicizia e la collaborazione con quel gruppo di laici missionari, indipendente, ma legato alla comunità SMA. In particolare vorrei sottolineare che noi 4 seminaristi di quell’anno partecipammo a un corso di dinamica di gruppo insieme ai candidati volontari laici che seguivano un corso di sei mesi in cui si allenavano alla vita insieme e all’incontro con una cultura diversa. Non fu un corso innocuo, ci tocco profondamente tutti e contribuì all’amicizia con alcuni che resta tuttora. Del resto questi corsi con contenuto psicologico che ti obbligavano a reagire e a scoprirti di fronte agli altri erano ancora cose di avanguardia. I momenti di formazione comune di studenti di comunità religiose e laici erano e sono preziosi come ribadisce anche il documento finale del sinodo sulla sinodalità del 2024, quando parla della formazione.
Altrettanto marcata è stata l’insistenza sulla necessità di una formazione a cui prendano parte insieme uomini e donne, Laici, Consacrati, Ministri ordinati e Candidati al Ministero ordinato, permettendo così di crescere nella conoscenza e stima reciproca e nella capacità di collaborare (DF 143)
Attualmente noi abbiamo circa 130 seminaristi di teologia in 3 case di formazione in Costa d’Avorio, Nigeria e Kenya. Tutti frequentano Istituti teologici in cui ci sono uomini e donne, consacrati e dei laici, alcuni dei quali appartenenti a nuove comunità. Esperienza in sé positiva di conoscenza e stima reciproca che fa crescere la capacità di collaborare.
3. Collaborazione con Laici in Africa: Relazioni Profonde e Durature che mi hanno Segnato
Arrivato nella parrocchia di San Pedro, in Costa d’Avorio, trovai un parroco religioso francese, due religiose con cui vivevano due giovani infermiere e una signora rimasta vedova francesi, che lavoravano. C’era anche una bella famiglia francese in cui il marito, aveva iniziato una panetteria. Il lavoro e anche il guadagno non mancavano. Eravamo tutti espatriati: i preti, le religiose, i cooperanti e la famiglia: legati da amicizia, dalla pratica religiosa, dal desiderio di fare qualcosa di buono per le tante persone della parrocchia. È stata un’esperienza di collaborazione, di sostegno reciproco e di amicizia per me molto importante che dura ancora oggi.
Sottolineando il valore di quell’amicizia e collaborazione tra espatriati in un paese straniero, sono ben cosciente del limite e del pericolo di un circolo che poteva escludere altri. Eravamo ancora in un contesto, ormai passato, in cui i missionari venivano tutti dall’Europa. In realtà la collaborazione era viva con il Consiglio pastorale, con i catechisti e gli animatori/trici di catecumenato e con tutti. Tuttavia vorrei sottolineare l’apporto umano portato dalle laiche missionarie e dalla famiglia all’équipe pastorale della parrocchia. Ho notato che per tanti altri missionari consacrati o laici le amicizie e le collaborazioni sperimentate in missione sono significative, profonde e durano nel tempo. Mi ha colpito molto positivamente l’insistenza del documento finale del Sinodo sulla Sinodalità sulla conversione delle relazioni.
“Il desiderio di relazioni più autentiche e significative non esprime soltanto l’aspirazione di appartenere a un gruppo coeso, ma corrisponde a una profonda consapevolezza di fede: la qualità evangelica dei rapporti comunitari è decisiva per la testimonianza che il Popolo di Dio è chiamato a rendere nella storia. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).” (Doc Fin 50)
4. Laici Missionari o Volontari Internazionali per Lo Sviluppo
Negli anni 70 e 80 molti europei, spinti da motivi nobili e a volte meno nobili, volentieri si associavano a Istituti missionari o in organizzazioni di volontariato internazionale o in ONG di aiuto allo sviluppo. In qualche caso le leggi dei paesi europei favorivano queste scelte, garantendo l’aspettativa per i posti di lavoro, i contributi per la pensione e degli aiuti economici per i volontari che partivano.
Eravamo in un contesto in cui la visione era quella coloniale buona: partendo dai paesi sviluppati si trattava di andare ad aiutare lo sviluppo dei paesi poveri, di garantire accesso all’istruzione, alla sanità di base, di formare delle élites locali. L’enciclica di Paolo VI Populorum Progressio del 1967 era il documento ispiratore per i cattolici. Molti laici cattolici dall’Europa sono andati in Africa e in America latina. Sono nate molte organizzazioni e federazioni di organizzazioni. In generale il rapporto dei missionari europei con questi volontari internazionali è stato buono, soprattutto sul piano personale. È naturale fraternizzare quando ci si trova espatriati in un paese straniero. La difficoltà nasceva invece sul piano religioso: un numero sempre crescente di questi membri delle organizzazioni di volontariato internazionale mostravano motivazioni umanitarie, ma erano riluttanti di fronte alle motivazioni religiose. La nostra provincia olandese aveva un buon numero di associati laici con un buon progetto di sviluppo agricolo in una zona rurale del Ghana. Le condizioni per l’ammissione al progetto riguardavano le competenze professionali, ma non l’aspetto religioso. Avere degli associati con responsabilità importanti ma non praticanti e con visioni differenti sulla religione e la morale portò a dei conflitti con i confratelli SMA presenti in quella zona.
Nel 2004 il Consiglio Generale scrisse un documento che chiariva alcuni principi di base per la partecipazione degli Associati. Tra questi ribadiva in maniera netta che non basta avere la buona volontà e la competenza professionale per un servizio in Africa, ma che per essere associati alla missione della SMA è indispensabile essere cattolici convinti, partecipare pienamente alla vita della comunità cattolica in cui si vive e desiderare di condividere la missione della SMA espressa nelle Costituzioni e nelle Leggi della SMA.”. Posizione chiara e condivisibile. Tuttavia ricordo con dolore una coppia che avevo conosciuto Wim e Wilma, molto impegnati e generosi nel loro lavoro di animazione rurale in Ghana. Purtroppo appartenevano a una denominazione protestante e quindi si videro esclusi dalla possibilità di associazione.
Mi sembra di poter dire che oggi il numero degli associati laici della SMA in vista di un servizio in Africa non cresce: sono una cinquantina associati individualmente o come appartenenti a un gruppo associati a una provincia.
5. Volontari, Collaboratori Regolari delle Comunità SMA
Invece è cresciuto il numero di collaboratori, amici, volontari. Sono persone di varia età, in maggioranza pensionati, che sono attratti dalla vita delle comunità SMA (case provinciali, di animazione, di formazione) e si rendono utili nei lavori pratici, nell’amministrazione, anche nell’animazione missionaria secondo le loro competenze. Non intendono o non possono fare dei servizi in Africa, ma sono felici di rendere servizio gratuitamente e liberamente per aiutare in qualche modo la missione.
Personalmente negli anni trascorsi in Italia a Genova e a Feriole, ho conosciuto persone e gruppi di persone molto generose e che sono state di grande aiuto. Per loro avevamo anche messo in piedi un minimo di organizzazione di volontariato riconosciuta dalle Istituzioni, soprattutto per essere in regola nei casi di incidenti, per l’assicurazione e la responsabilità civile. Ora questa fase è stata perfezionata con l’inserimento di queste persone nella Fondazione SMA solidale.
6. Gli Equivoci dell’Animazione Missionaria Vocazionale
Sono stato impegnato per diversi anni nell’animazione missionaria e vocazionale in Italia. Abbiamo iniziato percorsi di discernimento vocazionale con giovani adulti, con incontri regolari, con viaggi di scoperta in Africa, con proposte di impegno apostolico nel proprio ambiente. Ancora una volta esperienze belle e coinvolgenti. Pochissimi hanno scelto di poi di entrare nell’Istituto maschile o femminile. Se questo era l’obiettivo l’esperienza è negativa. Tuttavia molti di loro ci dicono che vogliono condividere il carisma missionario nella loro vita di sposati, professionale e parrocchiale… Qui si aprono tante strade di fronte a cui noi ci vediamo impreparati, soprattutto non avendo proposte concrete e condivise di impegno.
7. La Collaborazione Con I Laici Interna all’istituto: Un Problema Solo dell’Europa?
La crisi delle vocazioni missionarie iniziata negli anni 70 in paesi come l’Olanda e la Francia e il Canada si è poi estesa rapidamente anche agli altri paesi fornitori di missionari come l’Italia, la Spagna, l’Irlanda e la Polonia. Di converso gli Istituti missionari hanno iniziato ad accogliere candidati dai paesi di missione, in particolare dall’Africa. C’è stata una crescita rapida, tumultuosa, di vocazioni, maschili e femminili.
L’attenzione ai laici, il desiderio di includerli nelle nostre amministrazioni e anche nelle attività pastorali e di animazione è conseguenza della mancanza di vocazioni in Europa? Domanda più che legittima e che ci deve stimolare alla riflessione.
Le nostre Province e Distretti Africani vedono le cose da tutt’altra prospettiva. La partecipazione attiva dei laici nella vita delle parrocchie e delle associazioni è una realtà normale. La priorità è la formazione iniziale dei molti candidati. Ci si rivolge ai laici nello sforzo comune di trovare delle risorse economiche soprattutto per la formazione iniziale dei futuri missionari.
Nascono da qui anche le numerose associazioni di amici e sostenitori (Amicales, Friends of The SMA, SMA Support groups).
8. Associati e Laici Africani
In Benin avevo conosciuto nel 1995 a un campo vocazionale SMA un giovane che dopo aver terminato gli studi si è sposato con Anysie. Ambedue, originari del Sud del Benin, sono insegnanti nella scuola pubblica in una zona rurale del Nord del paese. Stimolati dalla presenza di un gruppo di laici missionari francesi associati alla SMA, hanno voluto anche loro vivere la vocazione missionaria associandosi alla SMA del Benin e offrendo il loro tempo per occuparsi di un foyer della parrocchia che offriva alloggio ai ragazzi dei villaggi che venivano a studiare nella cittadina. Attualmente Anysie è il supervisore di un progetto iniziato dalla SMA del Benin per offrire a delle giovani donne non scolarizzate una formazione professionale di tre anni. Anche con Gildas e Anysie l’amicizia è profonda e duratura. Sono un esempio di associati impegnati seriamente in un progetto in favore dei più svantaggiati.
E vorrei fare un accenno anche a un’esperienza che ho conosciuto da vicino, indipendente dalla SMA, anche se legata a molti confratelli SMA. Ho visto crescere un carisma di attenzione ai più abbandonate nato nel cuore di un laico Grégoire Ahongbonon, coadiuvato da sua moglie Léontine. Hanno sentito la vocazione a prendersi cura dei malati delle mente, tenuti chiusi a volte in catene o vaganti nudi nelle strade. Ora l’Opera Saint Camille Oasis d’amour sta dando origine anche a una forma di vita consacrata, già riconosciuta a livello Diocesano. Per noi missionari accorgersi del lavoro di Dio e aiutarlo a crescere nei laici, fa parte della nostra missione.
9. Due Articoli delle Costituzioni SMA
Riconosciamo il desiderio di diversi laici e gruppi, come associati, benefattori e collaboratori, di partecipare alla nostra missione e alla nostra vita in modo che il loro posto e il loro ruolo siano meglio riconosciuti e ordinati all'interno della grande famiglia carismatica, in questo caso coloro che condividono un carisma missionario simile a quello lasciatoci in eredità dal nostro Fondatore.
Per gli associati, chierici e laici, le modalità e la durata della loro associazione, la loro formazione, così come i loro diritti e doveri, sono definiti da statuti particolari e da contratti redatti da ciascuna entità della Società, con l'approvazione del Superiore Generale e il consenso del suo Consiglio.
10. Desiderio di Diversi Laici e Gruppi, come Associati, Benefattori e Collaboratori, di Partecipare alla Nostra Missione e alla Nostra Vita
C’è un desiderio vero da parte di laici e gruppi di laici di partecipare in qualche modo alla vita e alla missione della Società delle Missioni Africane. Di dare corpo e vita alla famiglia carismatica missionaria iniziata con Mons. Brésillac. Alcuni anni fa abbiamo cercare di collegare i vari gruppi di laici (associati, volontari, amici…) della SMA in vari paesi, con alcuni incontri internazionali. Incontri belli, fraterni, interessanti… ma troppe differenze, troppe lingue diverse, troppi approcci diversi. È meglio concentrarsi sulla realtà locale di ogni paese, nei vari continenti… Ma cos’è la famiglia carismatica? Lascio la Parola alla Dott.ssa Donatella Acerbi.