FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

L’Istituto delle FMA, diffuso nei cinque Continenti e in 97 Nazioni, ha sentito le ripercussioni della pandemia del Covid-19 in tutti i luoghi dove si trova, da un’estremità del mondo all’altra.

 

In poco tempo ci si è trovate tutte coinvolte.

È vero che i vari Stati hanno iniziato ad affrontare la situazione in tempi diversi e così la modalità di affrontare la situazione è diversificata, perché molto dipende anche dalle politiche e dalle risorse degli Stati.

Le risposte delle nostre comunità da una parte tengono conto delle direttive dei Governi, ma sempre hanno l’attenzione prioritaria  alle persone in situazione di maggiore disagio (persone senza tetto, migranti, bambini della strada, donne sole, gente senza lavoro).

La situazione del Covid-19 colpisce tutti e non discrimina tra ricchi e poveri, però i poveri soffrono molto di più per la mancanza di sicurezza, di cure mediche, di protezione a tutti i livelli.

Pur con ritmi e modalità diverse nei vari Paesi, le FMA in quanto educatrici di giovani e di bambini/e, insegnanti di scuole, catechiste, incaricate di opere sociali e culturali, si sono trovate impedite nei loro spostamenti e soprattutto le attività educative di tutti i giorni improvvisamente interrotte. La stessa vita quotidiana è stata stravolta a cominciare dall’impossibilità di avere l’Eucaristia quotidiana, che per noi è il cuore della giornata.

È come se l’Istituto, che ha un volto educativo, si fosse paralizzato poco a poco nel suo DNA più profondo: le case sempre rigurgitanti di bambini/e, ragazze/i, adolescenti e giovani si sono trovate vuote, silenziose, senza più le attività e le molteplici relazioni che intessono ogni giorno con le famiglie, il territorio, la parrocchia.

Fin dall’inizio si è preso consapevolezza che il contagio e le sue conseguenze potevano essere affrontati solo grazie alla responsabilità di tutte le persone e di tutte le comunità.

La Madre generale ha richiamato l’Istituto ad una grande solidarietà che ha trovato una corale responsabile risposta in tutte le comunità.

Responsabilità della solidarietà

In quasi tutti i luoghi, per decisione ministeriale, sono chiuse le scuole e le università e non sono autorizzate le attività che raggiungono bambini, giovani adulti.

È ammirevole costatare la creatività intelligente e solidale che le comunità stanno esprimendo per raggiungere le/i giovani on line, per non lasciar mancare loro l’accompagnamento educativo e spirituale di cui hanno bisogno. Anche le comunità educanti sono vicine alle famiglie nelle forme a loro possibili.

Nelle difficoltà si è sviluppata dovunque una nuova creatività apostolica mossa dall’ardore del da mihi animas cetera tolle, insegnatoci da S. Giovanni Bosco e da S. Maria D. Mazzarello.

In questo tempo di difficoltà si cerca dappertutto di essere coraggiose nell’aprire nuove vie di comunicazione valorizzando gli strumenti elettronici a disposizione. In futuro le comunità continueranno ad avvalersi di questa creatività.

Solidarietà a livello comunitario

Questo tempo di restrizioni ci porta a stare di più in comunità e ci permette di rafforzare la fraternità, anche se la carità verso le sorelle chiede di rispettare la distanza fisica.

La Madre generale, in una sua circolare a tutte le sorelle, dell’11 marzo e del 6 aprile osserva con realismo che è possibile che in alcune comunità sorgano delle difficoltà per essere più tempo insieme, senza la giustificazione dell’apostolato. Per questo raccomanda: “Possiamo aiutarci a prendere coscienza del valore della fraternità come opportunità per crescere nella carità, per fare un cammino di conversione e di purificazione. Le difficoltà della vita comune sono normali, ma si possono sempre superare con la grazia del Signore. Penso sia la stessa situazione che anche tante famiglie stanno vivendo in questo tempo, ma l’amore autentico è più forte di ogni difficoltà”.

Nella condivisione tra le consorelle, è emerso che questa esperienza, pur nella sua durezza, fa riflettere sull’importanza dell’unità vocazionale da coltivare sempre in ogni situazione di vita. In un tempo in cui mancano le attività pastorali dirette, si rischia di sentire il vuoto, come se non facessimo nulla a livello apostolico. Questa situazione è un appello a verificare qual è il centro del nostro essere e della nostra missione come consacrate educatrici. Tutto nella vita religiosa parte dall’incontro personale con Gesù, che si esprime nella preghiera e nell’apertura alla comunità che ci invia in missione. La missione non si identifica con le attività, ma tocca il cuore delle persone appassionate per la salvezza dei giovani qualunque sia il lavoro che svolgono. L’unità vocazionale è il cammino di tutta la vita, e la pandemia che stiamo vivendo ci stimola a curare l’armonia tra il lavoro e la preghiera, le attività e le profonde motivazioni che le muovono, a vivere come ci chiede don Bosco: l’armonia tra Marta e Maria, la vita attiva e la contemplativa, senza alcuna dicotomia.

Dalla condivisione tra le consorelle emerge anche come riflessione e verifica la necessità di ritornare all’essenziale, di limitare ogni esigenza non necessaria; di rivedere se le nostre proposte pastorali puntano su ciò che vale di più per la vita e la maturazione umana e cristiana dei giovani, oppure se si limitano ad eventi, attività, incontri di massa. La pandemia, con i limiti che ci ha imposto, ci fa rivedere il modo di stare con i giovani come presenza significativa e propositiva che annuncia Gesù e li porta gradualmente ad incontrarlo e a testimoniarlo nel quotidiano.

Tutte sono consapevoli che non si può andare avanti senza prendersi dei tempi per questa necessaria e urgente riflessione che ha risvolti pastorali. Sarebbe assurdo aspettare che finisca la crisi per incominciare a pensare.

Solidarietà a livello educativo e promozionale nel territorio

In quasi tutte le comunità, sia che si trovino in piccoli paesi e soprattutto in grandi città, si è attivata una grande catena di solidarietà per andare incontro a famiglie bisognose, a donne sole con bambini, ad anziani e persone immigrate che si trovano in una grave necessità di cibo.

La Madre generale, nella sua lettera circolare dell’11 marzo 2020, aveva invitato tutto l’Istituto ad unire alla preghiera piccoli e quotidiani gesti di carità fraterna e di solidarietà fattiva. Questi diventano irradiazione di bene, canali di speranza, luce nelle tenebre. “Anche se siamo invitate ad essere prudenti, la solidarietà da parte nostra, e anche da parte dei/delle giovani verso coloro che sono nella necessità, è sempre un segno della Presenza di Dio che nel suo Amore non abbandona mai il suo Popolo che soffre”.

Con creatività generosa, le FMA raccolgono e distribuiscono generi alimentari che ricevono da centri commerciali, negozi o da singoli benefattori, e preparano pacchi per chi ha bisogno. In genere sono i volontari che vanno a depositare i pacchi o le borse alla porta delle case, vigilando per mantenere la debita distanza.

In alcuni luoghi, dove le suore dispongono di un’auto o furgoncino, allora – sempre con l’aiuto dei giovani – vanno per le vie con il carico stracolmo di viveri, consegnano i pacchi alle famiglie, ma spesso anche quaderni, libri, pennarelli per i bambini, senza risparmiare parole di conforto e di speranza a chi è stato messo in ginocchio dalla crisi del coronavirus.

Le famiglie povere non hanno connessione internet e alcuna possibilità di tenere i contatti con la scuola.

Varie comunità hanno elaborato sussidi, giochi, e celebrazioni per la Settimana santa e la Pasqua in famiglia. La nostra Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma, grazie alla collaborazione di alcune docenti e studentesse del curriculum di Psicologia dell’educazione, ha ideato e realizzato un Video per i bambini dal Titolo: Coronello, il virus monello per aiutarli ad elaborare la paura e ad affrontare la pandemia con più serenità.

In alcuni paesi, si è attivato il volontariato da parte di suore e di giovani per l’accompagna-mento telefonico di giovani e anziani che hanno bisogno di parlare con qualcuno per condividere ansie e preoccupazioni.

In varie comunità si sono messe a disposizione strutture e spazi per le persone che hanno bisogno di quarantena, per il personale medico e infermieristico, per i migranti e altre persone senza fissa dimora.

A livello centrale, l’Ambito per la Pastorale giovanile ha organizzato tre incontri online “Teniamo viva la speranza” per le Coordinatrici ispettoriali di pastorale come spazio di ascolto, scambio di iniziative e condivisione del vissuto. Questo ha favorito la condivisione di tante iniziative, soprattutto di idee e di sussidi in diverse lingue. Si continuerà questo cammino di vicinanza alle Ispettorie attraverso le Coordinatrici di Pastorale giovanile.

Alcune FMA e comunità hanno lanciato collette sul Sito per raccogliere fondi a favore dei poveri, di chi è senza lavoro, di chi non ha risparmi o il sostegno della cassa integrazione.

Attraverso l’Economato generale si sono elaborati e sovvenzionati – in rete con vari Organismi di sviluppo – progetti di solidarietà chiamati  “Progetti emergenza Covid 19” attraverso cui ottenere risorse per provvedere alimenti o beni di prima necessità per le famiglie, materiali sanitari per luoghi di missioni, mascherine o tute protettive per gli infermieri o i medici.

Varie comunità educanti, si sono industriate a non abbandonare gli alunni/e delle scuole e le loro famiglie e hanno inventato una forma di accompagnamento formativo a distanza: ogni sera alle ore 21.00, attraverso lo skype o altre piattaforme virtuali, hanno raggiunto le famiglie per dare la tradizionale “buona notte” in uso nel nostro Istituto. È un incontro familiare in cui si condivide, si dialoga, si comunicano contenuti educativi che alimentano la speranza e fanno crescere lo spirito di famiglia.

Anche le suore anziane si sono prenotate per tenere questi incontri molto graditi dalle famiglie. Alcuni genitori degli alunni hanno risposto con riconoscenza alle suore mandando messaggi in questo tono: “Grazie perché non ci dimenticate!”, “Grazie, perché ci fate sentire famiglia che soffre e condivide”. “Grazie perché con la vostra presenza sostenete la nostra speranza in questa dura prova”.

Varie comunità di FMA sia in Italia che in altri paesi si sono messe a produrre mascherine da distribuire a ospedali, famiglie, personale medico o paramedico in alcuni luoghi privi di qualsiasi dispositivo di protezione.

È un gesto che contribuisce allo sviluppo di una cittadinanza attiva, solidale e responsabile e al tempo stesso dà la gioia di contribuire al bene comune sentendosi parte viva di una grande famiglia.

In altre comunità si sono organizzati momenti di preghiera, di adorazione eucaristica, rosari, catechesi on line. Si sono realizzati esercizi spirituali on line per i giovani. Si è costatato che molte famiglie e tanti giovani si sono collegati e hanno seguito volentieri questi momenti di spiritualità, tanto è vivo in tutti il bisogno di preghiera e di speranza.

È ammirevole costatare che i giovani volontari/e nelle varie parti del mondo sono riusciti ad organizzarsi in breve tempo e, nonostante la paura, la tensione, l’ansia che vivono alcuni, hanno accolto la sfida della solidarietà, lieti di poter servire ed aiutare anche in questo momento non privo di rischi. Si costata che i volontari in questo periodo sono a fianco delle famiglie, ma anche delle istituzioni, delle Regioni, dei Sindaci, della stessa protezione civile e soprattutto di tante persone povere, vulnerabili o segnate dalla malattia.

A cura della Segreteria generale dell’Istituto FMA

Roma, 24 aprile 2020

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